Il PdL sulla Fibromialgia è stato al centro del dibattito Consiliare degli scorsi giorni. Era tempo che se ne discutesse perché esso accende i fari su un problema molto reale e comune anche ad altre patologie, sebbene fin qui sottovalutato. Ci sono infatti tutta una serie di malati afflitti da diverse patologie che devono sottoporsi a cure molto forti per avere la parvenza di una vita normale. Tra i medicinali che vengono somministrati, ce ne sono alcuni che inibiscono la capacità di fare determinati lavori.
Fin qui la prassi è stata mettere alcuni di questi lavoratori per così dire ‘a riposo’, costretti cioè a rinunciare al lavoro e alla propria vita sociale, perché obbligati a restare a casa tutto il giorno negli orari previsti per Legge, come se fosse una malattia ordinaria. In questo modo si priva chi non sta bene anche della possibilità stessa di stare meglio, considerato che proprio perché affette da malattie degenerative, queste persone dal tempo trascorso all’aria aperta potrebbero trarre un grande giovamento. Il lavoro stesso, e la socialità che ne deriva, sarebbero di grande aiuto per condurre una vita il più possibile normale e non peggiorare o cadere in depressione.
È dunque urgente far riemergere subito chi si trova in questa condizione da questa specie di sottosuolo che a ben vedere non giova a nessuno, né alla persona che si lascia sprofondare in uno stato di isolamento e abbandono, né alla società che potrebbe trarre vantaggio dal suo contributo. Vitale è mettersi al lavoro tutti assieme, con le OOSS che devono avere un ruolo di primo piano nel portare avanti le istanze di questi lavoratori che non sono certamente di serie B.
Prima di tutto va fatta una netta distinzione tra chi assume farmaci prescritti dal medico, rispettando una determinata posologia, e chi invece ne fa un uso arbitrario. I primi ovviamente devono essere tutelati a trecentosessanta gradi. In secondo luogo, come è stato chiesto a più riprese, quando il medico prescrive degli integratori, la spesa per gli stessi, non può gravare unicamente sulle spalle del paziente. Prioritario è poi ricollocare quei lavoratori che non possono più svolgere determinate mansioni.
Vanno dunque create le condizioni affinché ciascuno possa esprimere il proprio potenziale e, per far questo, sempre più si deve andare verso un’organizzazione agile del lavoro, motivata e capace di affrontare le sfide del futuro.
San Marino, 25/05/2026 Unione Sammarinese Lavoratori – USL