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Lotta al carovita: il sindacato rilancia il confronto sulla politica dei redditi

Approvato all’unanimità dall’Assemblea dei delegati di CSdL-CDLS-USL un documento da presentare all’Esecutivo e alle forze politiche, finalizzato a definire specifici provvedimenti da adottare, al più tardi, nella legge di bilancio 2024
“La politica dei redditi è stata la grande assente nella lotta al carovita: subito un tavolo di confronto con Governo e forze politiche per mettere in campo misure concrete a sostegno del potere di acquisto di salari, stipendi e pensioni”. È forte e chiaro il messaggio che i tre Segretari generali, Enzo Merlini (CSdL), Gianluca Montanari (CDLS), Francesca Busignani (USL), hanno lanciato dall’Attivo unitario dei rappresentanti sindacali riunito nei giorni scorsi al Teatro “Nuovo” di Dogana. Misure anti-crisi messe nero su bianco in un documento, approvato all’unanimità dai delegati, che parte dalle difficoltà quotidiane di tanti cittadini: “Percentualmente il numero di persone che hanno chiesto la rateizzazione delle bollette è aumentato – scrivono CSdL-CDLS-USL – senza contare poi che in tanti, avendo ricevuto bollette con importi superiori ai mille euro, hanno chiesto la revisione della lettura.” Vanno riviste le politiche tariffarie, rivolte ad una maggiore equità, oltre che basate su letture reali e regolarmente cadenzate. Scenario che si aggrava con il caro-mutui e caro-affitti: “Per la realtà che stiamo vivendo urgono aiuti veri: vediamo difficoltà sempre più grandi dove nostri concittadini devono cercare casa fuori territorio perché gli affitti sono diventati proibitivi, per non parlare del costo delle case per chi le volesse acquistare. L’edilizia sociale, dal canto suo, sta dando risposte alquanto carenti”. Le tre organizzazioni sindacali ricordano di aver presentato al Governo e Consiglio Grande e Generale lo scorso mese di febbraio una proposta strutturata di politica dei redditi e che l’unico incontro con l’Esecutivo si è svolto solo il mese di luglio: “Ne sono emerse unicamente generiche affermazioni di condivisione di gran parte degli obiettivi posti, ma non ha dato luogo ad alcuna proposta concreta, tanto che il recente assestamento di bilancio, che poteva essere l’occasione giusta, non ha minimamente trattato la politica dei redditi se non timidamente per merito della mediazione avvenuta con le opposizioni. In proposito, riteniamo in parte positivi quelli che hanno ampliato l’intervento dello Stato in favore delle famiglie che hanno contratto mutui per la prima casa, i cui interessi sono saliti alle stelle. Il tema degli affitti non ha invece trovato posto nell’agenda. È noto come i costi per le giovani coppie e per i single siano lievitati, a tutto vantaggio dei proprietari degli immobili. Riteniamo che lo Stato debba intervenire con sgravi fiscali o erogazioni dirette, in misura equivalente a quanto stabilito per gli interessi dei mutui. Occorre valutare se le risorse, in tutto o in parte, possano essere ricavate attraverso una maggiore tassazione degli immobili sfitti a fini speculativi, anche proporzionalmente agli aumenti applicati dal 2021 ad oggi”. Sull’aumento degli assegni famigliari la bocciatura è secca: “Non possiamo di certo esprimere soddisfazione, in quanto è stato accolto dalla maggioranza nella misura di un misero 10% a decorrere dal 2024. Il solo adeguamento all’inflazione ne avrebbe dovuto comportare un aumento pari al 30% circa, per cui chiediamo di aumentare gli importi di un ulteriore 20%. Inoltre, devono essere riconosciuti anche a chi è disoccupato”. Tutto fermo poi sul fronte del reddito minimo famigliare: “Nell’incontro con il Governo si era condivisa la necessità di rivedere sostanzialmente i criteri e l’importo del reddito minimo familiare, ad oggi percepito da pochissimi soggetti: ci aspettavamo una proposta in merito”. Per questo nell’Attivo unitario sono state messe in discussione dettagliate proposte di revisione e di adeguamento all’inflazione delle somme da destinare alle famiglie più in difficoltà. A pesare anche l’assenza, nonostante gli annunci dei Governi che si sono succeduti, di uno strumento come l’ICEE, ossia di un indicatore che permetta di misurare le reali capacità economiche delle famiglie sammarinesi. Il documento sindacale si è infine ampiamente soffermato sull’erosione di stipendi e pensioni causato dall’inflazione, sottolineando che l’impatto inflattivo registrato negli anni 2021 e 2022 e le stime per il 2023 e 2024 provocheranno una riduzione del potere d’acquisto che si attesta tra il 19% ed il 20%: “Nel medesimo periodo 2021- 2024, i contratti rinnovati non hanno superato il 6%. Vi è quindi un divario medio, tra inflazione ed aumenti contrattuali, compreso tra il 13% ed il 14%. Così come avvenuto in altri Paesi, occorre quindi adottare provvedimenti con effetti proporzionalmente inferiori al crescere dei redditi. Chiediamo pertanto di intervenire, attraverso l’utilizzo di risorse pubbliche, con provvedimenti che abbiano l’effetto di aumentare i redditi più bassi di circa il 10%, decrescente fino ad azzerarsi oltre i 35.000 euro lordi annui.” Recuperare il potere d’acquisto di salari, stipendi e pensioni è dunque l’imperativo emerso dall’Attivo sindacale unitario, con la richiesta “di aprire un confronto con il Congresso di Stato e con le forze politiche, finalizzato a definire specifici provvedimenti da adottare, al più tardi, nella legge di bilancio per il 2024”.
C.s. congiunto CSdL – CDLS – USL

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