La previdenza è materia complessa e se si vuole che i più giovani non restino esclusi dal grande contratto sociale che essa rappresenta, occorre mettere in campo strumenti nuovi per rispondere alla longevità delle persone. Le pensioni attuali infatti, vengono pagate anche con i contributi dei lavoratori attuali.
Per farlo ovviamente per prima cosa occorre puntare sull’occupabilità delle nuove generazioni in relazione virtuosa con la crescita economica, vale a dire su un sistema attrattivo e competitivo.
Va da sè che quello dei fondi pensionistici non è argomento rispetto al quale le parti sociali possono rimanere alla finestra. Di qui il grande lavoro portato avanti come CES, l’Unione dei Sindacati Europei di cui USL fa parte, per contrastare uno scenario che vorrebbe rendere via via più marginale il ruolo dei Sindacati.
Le iniziative che ignorano il ruolo delle parti sociali nella politica pensionistica sono inaccettabili. La prospettiva di un regolamento UE, direttamente applicabile, che altererebbe l’equilibrio di potere tra le parti sociali in un ambito intrinsecamente legato alla contrattazione collettiva, rivela un approccio in violazione dei principi del Trattato e delle prassi consolidate.
Oltre alle preoccupazioni generali sopra menzionate, la CES ha anche espresso e ribadito le sue opinioni critiche su aspetti specifici del Pacchetto proposto che sposterebbe sui singoli lavoratori, senza proiezioni affidabili, la responsabilità di decidere sul proprio futuro pensionistico. Si tratta infatti a ben vedere di decisioni che non possono pesare sul singolo ma che, dati e numeri alla mano, vanno prese in maniera collettiva al fine di garantire già con il primo pilastro pensioni dignitose.
Dunque la richiesta formulata a gran voce dai Sindacati Europei è quella di chiedere di invertire la tendenza che indebolisce le soluzioni pubbliche e/o negoziate collettive a favore di prodotti privati individualizzati, poiché danneggia non solo i lavoratori, ma anche i datori di lavoro e l’economia europea in generale.
“Il Segretario della Federazione Servizi e Commercio Marco Santolini, nella sua qualità di membro del Comitato Europeo, che si occupa appunto di pensioni fa notare che durante il dibattito in Commissione, dagli interventi dei rappresentanti dei vari Stati è emerso, in maniera univoca, che nel secondo pilastro le parti sociali devono avere facoltà decisionali e di effettivo controllo. C’è una linea sottile tra l’importanza di avere una redditività degli investimenti effettuati dai fondi e la garanzia di non mettere a rischio il capitale. La vera sfida è mantenere un equilibrio tra questi due fattori. La riunione si è conclusa con le dichiarazioni del Presidente del Comitato sul fatto che le pensioni complementari debbano avere uno spirito sociale e collettivo. Questa la strada maestra da perseguire.
A San Marino, ha proseguito il Segretario Santolini, in maniera corretta le OOSS sono sia all’interno del CPP che nel FondIss, organismi che valutano gli investimenti relative ai fondi pensione, spero vivamente che, non si pensi di indebolire, smantellare o togliere I sindacati da questi organismi, sarebbe un passo indietro molto preoccupante.
Pertanto auspichiamo che l’annuciata riforma di FondIss non arrivi senza un doveroso confront preventive con le OOSS.”